Dalla Piccola Era Glaciale all'effetto serra. Cosa cambierà nelle piante e nei suoli

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La hanno chiamata “Piccola Era Glaciale”, un periodo, che copre i secoli XV-XIX, caratterizzato da temperature particolarmente basse (Nell'immagine i Thames Frost Fair in un dipinto di Thomas Wyke). Un pool di scienziati australiani ed inglesi, coordinati da un ricercatore del Dipartimento di Matematica e Fisica della Seconda Università di Napoli, Mauro Rubino, ha recentemente ottenuto risultati innovativi nello studio dei cambiamenti climatici passati, risultati che sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista internazionale "Nature Geoscience". Gli scienziati hanno scoperto che il riscaldamento globale sta causando una diminuzione della capacità di piante e suoli di assorbire anidride carbonica.

La “Piccola Era Glaciale” risulta essere un periodo molto importante dal punto di vista climatico proprio perché, accanto alla riduzione della temperatura globale, ha registrato anche un significativo abbassamento della concentrazione atmosferica del principale dei gas ad effetto serra: l'anidride carbonica (CO2). I risultati hanno dimostrato che la diminuizione di temperatura causò un abbassamento dell'emissione di CO2 dai suoli e, di conseguenza, una riduzione della concentrazione di CO2 atmosferica. Questo processo è simile, ma opposto in segno, a quello che sta succedendo al giorno d'oggi: la terra si riscalda perché la concentrazione di CO2 aumenta.

Nel loro studio, i ricercatori hanno campionato dei campioni di ghiaccio in Antartide ed hanno estratto l'aria rimasta intrappolata nelle bolle del ghiaccio. La composizione chimica delle bolle d'aria rappresenta fedelmente quella dell'atmosfera delle epoche storiche del passato. Quanto più profonda è la campionatura tanto più indietro nel tempo è possibile andare.
La scoperta ha permesso di quantificare la relazione che intercorre tra variazioni di temperatura e variazioni di concentrazione di CO2 atmosferica durante la Piccola Era Glaciale. I risultati, pubblicati sulla rivista internazionale "Nature Geoscience", verranno utilizzati per calibrare i modelli matematici che effettuano previsioni dell'aumento di temperatura futura ed avranno un'influenza notevole sugli studi nel settore della relazione tra cambiamenti climatici e ciclo del carbonio.
“I nostri risultati hanno implicazioni importanti anche sulla capacità di prevedere il futuro aumento di temperatura – spiega Mauro Rubino – Infatti, la Piccola Era Glaciale può essere studiata per fare previsioni più accurate sul futuro”.

L’ultima conferenza degli Stati sui cambiamenti climatici, la cosiddetta COP21, tenutasi recentemente a Parigi, ha stabilito come obiettivo-limite che la temperatura non aumenti più di 2 °C entro il 2100. Per raggiungere questo obiettivo, gli stati dovranno ridurre le proprie emissioni di CO2. Il miglioramento dei modelli matematici in grado di effettuare previsioni sull'aumento futuro della temperatura e della concentrazione di CO2 consentirà un'accurata ripartizione delle quote di emissione di CO2 da parte dei singoli stati.

 

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