Digiuno “buono”, 5 domande per saperne di più

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Il digiuno: croce e delizia degli italiani. Un popolo che ama il buon cibo è però attratto anche da questo nuovo fenomeno che sta imperversando sempre di più nella vita di molti, alla ricerca del benessere psico-fisico. È davvero il digiuno la risposta giusta?
Scopriamolo con il prof. Marcellino Monda, docente di Fisiologia dell'Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli.

Come mai si assiste a questo nuovo fenomeno sociale? Ignoranza o consapevolezza?

I tentativi per arginare l’obesità e il sovrappeso dilaganti nel nostro paese, specialmente nell’Italia meridionale, portano ad assumere degli atteggiamenti a volte scorretti, che nascono dal desiderio di avere tutto e subito per quanto riguarda la riduzione del peso corporeo. La prova costume spaventa, soprattutto nel periodo pre-vacanza, e quindi ci si mobilita per mettere in atto strategie per ridurre il peso corporeo. Bisogna tener presente, però, che le metodiche idonee per promuovere una sana riduzione del peso corporeo devono essere affidate a persone esperte. Si può ridurre il peso anche in modo significativamente rapido, purché sia fatto in modo controllato: il digiuno completo non è contemplato.

Si sente spesso parlare di metabolismo, ma non sempre se ne parla in maniera corretta. Quali sono i processi metabolici che si innescano dopo un periodo di digiuno prolungato?


Un soggetto che digiuna sviluppa i corpi chetonici, prodotti dal fegato. La loro produzione è un importante sistema di salvataggio che il corpo attua contro il digiuno. Se nell’immediato ciò non comporta un grosso problema, nel lungo termine può portare ad una situazione di chetosi a cui è legata una certa sensazione di malessere. Oltretutto, sviluppare i corpi chetonici e stare a digiuno completo per vari giorni implica per il corpo cominciare a digerire anche le proteine muscolari, che fanno parte di quella quota di massa magra che deve essere sempre preservata. Molti approfittano della produzione di corpi chetonici in senso anoressizzante, sfruttando cioè la riduzione indotta della sensazione di fame, ma non tutto ciò che permette di ridurre la sensazione di fame è detto che sia salutare. Anche l’utilizzo di molti farmaci a questo scopo è fortemente sconsigliato.
Digiuni fatti in modo sconsiderato a lungo termine provocano inoltre dei deficit nutrizionali di vario tipo e, a seconda dell’intensità e/o dell’esclusione di alcuni alimenti rispetto ad altri, le patologie che ne possono conseguire diventano più o meno importanti.

Esiste un digiuno alternativo fatto in maniera intelligente che possa comportare dei benefici reali per l’organismo?

Un digiuno cosiddetto “modificato” inteso come pasto alternativo da sostituire ad un pranzo o ad una cena completi è fortemente raccomandato nel contesto di un regime dietetico controllato. Questo tipo di digiuno alternativo consiste nell’assunzione di un pasto poco calorico come, ad esempio, 300 g di verdura o di ortaggi poco calorici e 200 g di frutta (per essere precisi, un bel frutto grande o due frutti più piccoli), generalmente due volte a settimana, per un regime sia dimagrante sia anche di mantenimento. Ciò risulta essere assolutamente differente rispetto al digiuno inteso come tale perché viene elusa la formazione dei corpi chetonici. Il beneficio primario è quello di avere una riduzione calorica tempestiva che consente all’organismo di reagire meglio alla dieta dimagrante. L’organismo si adatta molto facilmente alle diete monotone, e il digiuno modificato all’interno di uno schema dietetico controllato consente di ottenere una quota calorica ondulante alla quale l’organismo si adatta di meno. Far ruotare gli alimenti in questo modo permette inoltre di evitare carenze nutrizionali per quanto riguarda qualche nutriente essenziale, essendo certi di avere un apporto sufficiente di tutti i metaboliti necessari per le funzionalità del nostro organismo in un dato momento. In ultima analisi, senza dubbio non è di minore importanza e non va ignorata la componente edonistica: mangiare in modo variato consente di non perdere il piacere di mangiare.

Un capitolo a parte sono gli individui che praticano sport, sia in maniera agonistica sia non agonistica. Può spiegarci meglio la questione?

Agli atleti è fortemente sconsigliato il digiuno perché, sia che si trovino in fase di preparazione sia che siano in fase di campionato, la carenza di zuccheri indotta dal digiuno, oltre ad indurre l’ossidazione lipidica come fonte energetica primaria, favorisce anche il catabolismo proteico per ottenere ulteriore energia. Ciò è chiaramente in contrasto con l’esigenza dell’atleta di preservare la massa muscolare, e può instaurare nell’organismo una condizione di acidosi. Anche chi pratica sport in maniera non agonistica deve seguire un regime dietetico analogo a quello dell’atleta, con le dovute modificazioni, perché l’intensità dello sforzo e il sovraccarico metabolico-funzionale durante l’attività sportiva è analoga a quella dello sportivo vero e proprio.

Quali sono i suoi consigli per chi vuole perdere peso in maniera sana, non solo durante il periodo estivo, ma proprio come stile di vita?

Consiglierei innanzitutto di assicurarsi di introdurre ogni giorno una porzione di verdura, frutta e/o ortaggi che hanno colore diverso tra di loro e mangiare ogni giorno tutti e cinque i colori del benessere: il bianco del cavolfiore o della mela, il rosso del pomodoro o dell’anguria, il verde delle verdure a foglie verdi, il giallo-arancio della carota e il blu-viola dell’uva nera o della melanzana. All’interno di uno schema dietetico controllato, consiglierei inoltre, come già detto, di fare due volte alla settimana un cosiddetto pasto alternativo poco calorico, con frutta e verdura. Non utilizzerei nemmeno la parola digiuno, che è fuorviante dal punto di vista dell’immaginario comune. Un regime dietetico deve avere senza alcun dubbio anche la sua parte di piacere, e sicuramente una bella insalata di pomodori, una mela annurca oppure una bella insalata verde e una coppa di fragole dà anche visivamente una certa soddisfazione.

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