Il Napoli, la Juve e lo scudetto. Spunti di riflessione (giuridica) su calcio e stato di diritto

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Il campionato di calcio si è concluso da venti giorni con la vittoria del 7° scudetto consecutivo da parte della Juventus. Il Napoli è arrivato secondo a pochi punti. Ma agli occhi di gran parte del pubblico calcistico, tifosi e non, avrebbe meritato di vincere, sebbene ciò sia poco o nulla rappresentato nel racconto televisivo e radiofonico nazionale. Perché non è accaduto? Le ragioni vengono rinvenute in vario modo. Quella che i media televisivi nazionali non hanno messo in adeguata luce sarà oggetto di riflessione da parte di studiosi e professionisti del foro, sollecitati dagli spunti proposti da giornalisti: il campionato sembra presentare uno svolgimento falsato perché alcune decisioni obiettivamente sbagliate hanno pregiudicato il cammino del Napoli. 
La vicenda getta ombre che si allungano fino ad accendere una spia sulla effettiva persistenza dello Stato di diritto nel nostro Paese. I problemi che affliggono il campionato di calcio sono solo apparentemente di scarsa rilevanza generale. Siccome il fenomeno calcio ha una enorme importanza sociale ed economica, i suoi problemi sono un prezioso indicatore di quel che sta accadendo nella società e nelle istituzioni. Quanto è accaduto nel campionato viene considerato, da chi ha pensato e organizzato questo incontro di studio, un segnale pericoloso e preoccupante. Non sembri una esagerazione. I professori fanno molta fatica a convincere gli studenti che debbono conservare la fiducia nelle istituzioni, perché si sentono sempre più privati della speranza. Sono convinti che non ci sia niente da fare. Sono rassegnati ad accettare un mondo nel quale vincono sempre i più forti e che le regole non valgono per tutti allo stesso modo, come solennemente sancito dall’articolo 3 della Costituzione. Se poi, nonostante lo studio delle istituzioni e della legge, vedono che persino nel calcio le regole non sono applicate in modo eguale, favorendosi i più forti senza rimedi praticabili, si capisce il perché della preoccupazione. Questa sfiducia non mina soltanto la credibilità del campionato di calcio, ma più in generale quella del sistema istituzionale, della democrazia.

V’è anche un altro punto centrale della riflessione su campionato e Stato di diritto. Quello della libertà d’informazione e del diritto ad essere informati. Sono effettivamente liberi i media nazionali nel racconto del calcio? È sufficiente una semplice e banale constatazione dei fatti per rilevare che nelle telecronache, nei commenti post-partita, minimizzando la rilevanza degli errori arbitrali ai fini del risultato, giustificandoli con l’umanità dello sbaglio, si punta a privilegiare la di-scussione sulle opinioni tecnico-tattiche, così distraendola dal centro della que-stione. Di fronte a ripetute decisioni arbitrali inspiegabili, per fare giornalismo se-riamente, andrebbero messi a fuoco i problemi, gravi, che quelle decisioni errate sollevano. Purtroppo, però, il quarto potere non si mostra libero.
Giuristi professionisti, giornalisti e tifosi ne parleranno insieme l'11 giugno alle ore 9.30 nel corso dell'evento Campionato di Calcio e stato di diritto. L'importanza del suo svolgimento regolare oltre l'ambito circoscritto -  presso l'Aulario di Via Perla a Santa Maria Capua Vetere. In particolare, alcuni giuristi hanno ritenuto opportuno confrontarsi allo scopo di approfondire alcune questioni giuridico-istituzionali di non poco momento. Anzitutto, quella dei limiti in cui è ammissibile l’autonomia dell’ordinamento sportivo rispetto ai principi caratterizzanti l’ordinamento giuridico generale (illustrata dal prof. Venditti). A seguire, quella della morfologia giuridica delle norme regolamentari che sovrintendono al gioco e dell’applicazione di esse da parte di arbitri e VAR (affrontata dal prof. Clemente di San Luca). E poi, quella della definizione di ‘verità’ e di ‘falso’ e della linea di confine fra l’una e l’altro, con particolare riguardo al reato di frode sportiva (trat-tata dal prof. Balbi). E ancora, quella dell’insegnamento derivante dalla cd. ‘vi-cenda Calciopoli’, di cui non sembra essersi fatto tesoro adeguatamente (discussa dall’avv. Botti e dal procuratore della Repubblica Maresca). Ed infine, quella del-la libertà di informare e del diritto ad essere informati nell’attuale panorama dei media televisivi e radiofonici nazionali, solo apparentemente pluralistico (chiarita dal prof. Scala).
Le conclusioni dell’incontro sono affidate ad un insigne matematico (il prof. Trombetti) che proverà a ‘cucire’ le riflessioni degli studiosi del diritto, nella ma-niera sottile e brillante che gli è propria.

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