Guarire i tumori, con ricerca e prevenzione si può fare molto

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 di Fortunato Ciardiello - Presidente ESMO e Direttore del Dipartimento Universitario di Internistica Sperimentale e Clinica alla SUN.

 

 Quello che chiamiamo un male incurabile è una galassia di tante malattie diverse, purtroppo non abbiamo ancora dei risultati soddisfacenti per alcune di queste, però per gran parte dei tumori la malattia è guaribile. Questo è il messaggio diffuso nel corso del congresso ESMO dal 7 al 10 ottobre 2016 a Copenaghen,  che ha visto più di ventimila specialisti partecipanti - e in cui si è fatto il punto sui tumori, l’immunoterapia ed il futuro delle terapie oncologiche. Oggi sono circa 3 milioni gli italiani cui è stato diagnosticato un tumore, il 5 per cento della popolazione, ma è anche cresciuta la sopravvivenza (57 per cento nelle donne, 63 per cento negli uomini, più 20 per cento dal 1990 ad oggi) e sono migliorate anche le condizioni del paziente durante il periodo di cura. Quelli che una volta erano i big killers non sono più malattie che uccidono, ma sono malattie dalle quali si guarisce, basti pensare che il 90% delle donne con cancro alla mammella oggi guariscono. Cosa ha permesso tutto questo? La ricerca. La ricerca è il vero motore che permette  di conoscere sempre meglio i meccanismi del cancro e di inidividuare sempre meglio le migliori terapie possibili.
Anche in Europa l’incidenza è simile a quella italiana. Nelle possibilità di cura e guarigione l’Italia è nella media “alta” dell’Europa, uno dei continenti in cui si riesce a curare meglio i pazienti con cancro, ovviamente considerando le differenze di prognosi e di curabilità. Mentre in tumori come quelli al pancreas o quelli cerebrali la prognosi è ancora molto negativa, in quelli del polmone – fino a ieri considerati tra i più difficili su cui intervenire – si sono fatti straordinari passi avanti. Vi sono anche altri tumori dove ormai da anni i pazienti arrivano a guarigione: pensiamo al tumore del seno nelle donne o quello della prostata negli uomini. Ma non solo. Il tumore del colon-retto, divenuto il primo tumore in Italia per incidenza (52 mila nuovi casi all’anno), oggi, se viene diagnosticato per tempo, grazie ad un intervento chirurgico o a una adeguata terapia, può essere curato e si può guarire.
La cura del cancro è un grande processo, complesso e costoso. Nei grandi Paesi, tra cui l’Italia, ci sono luoghi e Regioni in cui i pazienti possono avere le migliori risorse, in altri – soprattutto nell’Est Europa e in quelli di recente adesione all’UE – è più difficile ottenere le migliori cure possibile. Questo per motivi organizzativi ed economici di sistemi sanitari pubblici nuovi, che stanno avendo solo da alcuni anni un progressivo miglioramento. Il problema dei costi delle cure oncologiche e della sostenibilità è comunque un problema globale, che coinvolge l’Europa e gli Stati Uniti e tutto il mondo sviluppato. Ed è particolarmente sentito soprattutto dove esiste un sistema sanitario pubblico ‘vero’ come il nostro, e dove giustamente si deve fornire a tutti i cittadini la stessa possibilità di salute, quindi di diagnosi e di cura.

E questo è un problema che ESMO si sta ponendo da tempo. Stiamo infatti lavorando insieme con l’UE e con le società scientifiche dei vari paesi europei (in Italia con l’AIOM) e con le associazioni di pazienti, per costruire ‘modelli’ che siano possibili e che permettano di fornire al paziente diagnosi e terapie sempre appropriate. Non è solo un auspicio. Nonostante i problemi strutturali in Italia, noi riusciamo ad offrire uno standard terapeutico adeguato e molto alto.
L’oncologia italiana ha raggiunto standard elevatissimi anche a livello di ricerca preclinica e clinica, ed è oggi tra le migliori del mondo. In alcuni campi vi sono eccellenze internazionali straordinarie. Tutto questo avviene nonostante minori (quasi la percentuale più bassa d’Europa) investimenti pubblici dello Stato a favore della ricerca, rispetto a molti altri Paesi europei, agli Stati Uniti, al Giappone ed oggi anche rispetto ad altri paesi emergenti come la Cina o la Corea.
Investire in ricerca in oncologia significa muovere il motore che porta al miglioramento della diagnosi e delle terapie. Esmo ha un gruppo di lavoro, che si è costituito quest’anno, per costruire dei ‘modelli’ che – pur molto generali perché possano essere applicabili a tutti i paesi europei (non dimentichiamoci che noi dobbiamo lavorare a livello transnazionale) – siano utili per indirizzare tutti i Paesi verso percorsi omogenei di garanzia della sostenibilità all’accesso alla diagnosi e alle cure. È un problema prioritario per ESMO. Su questo abbiamo predisposto di recente anche uno studio sulla ‘grandezza’ del beneficio clinico delle nuove terapie, quello che in inglese si chiama ‘clinical benefit scale of cancer treatment’ in cui abbiamo sviluppato parametri precisi per definire quanto i nuovi trattamenti aggiungano beneficio clinico rispetto ai trattamenti precedenti. Questo è basato soltanto sui risultati terapeutici e non sui costi. Quello che noi cerchiamo di fare è di capire anche come rendere sostenibile l’innovazione nella diagnosi e nella terapia del cancro. Una grande sfida. La grande sfida dei prossimi anni.

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