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"Futuro Remoto" giunge quest'anno al suo 30° appuntamento. Dal 7 al 10 ottobre vi aspettiamo negli stand Sun in Piazza del Plebiscito a Napoli, con lezioni speciali, laboratori e tante idee innovative!

Sistema di mobilità smart e sostenibile: presentazione del prototipo “smart microcar”

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Piccola, smart e veloce. E' il primo prodotto automobilistico Sun in ambito di transportation design, la nuova smart microcar.

Una guida 2.0 per visitare i siti archeologici a portata di smartphone

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Localizzati, imposta il tempo di visita disponibile, e MARA creerà il sito archeologico più interessante per te.

Prevenire il rischio idrogeologico, ecco gli strumenti

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Come un moderno Sistema Informativo Territoriale può mappare la suscettibilità di eventi franosi o fenomeni legati al dissesto idrogeologico? Scoprilo a Futuro Remoto con il DiCDeA

Apprendere giocando….o giocare apprendendo?!

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Garantire il benessere dei bambini in età prescolare, sostenendo lo sviluppo del loro pieno potenziale, è una responsabilità condivisa tra i genitori, le famiglie, le comunità e i governi.

Energia pulita dalle onde del mare, al via il progetto Sun

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Le onde del Golfo di Napoli diventano energia con DIMEMO, il nuovo progetto di Diga Marittima ideata alla Sun

Human centered design per Eva, l’innovativa tastiera ergonomica Sun

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Tunnel carpale, sindrome di De Quervain, tendinite degli estensori ed epicondiliti. Rimediare a queste patologie così dannose per gli stenotipisti si può grazie ad EVA, la nuova tastiera ergonomica Sun

Emozioni e patologie, come comprenderle attraverso la voce

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Ascoltare la "voce" delle emozioni. Alla Sun un laboratorio interattivo per riconoscere dai sentimenti alle patologie attraverso la parola.

H2O, it's just water!

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Per dare una marcia in più al cervello basta un bicchiere d’acqua! Vuoi saperne di più? Partecipa ai laboratori didattici interattivi

I migranti del Mediterraneo si raccontano a Futuro Remoto in un percorso interattivo

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Quanti sono nel mondo coloro che decidono di migrare? Perché si parte scegliendo di affrontare viaggi in mare in condizioni disumane? Alla Sun facciamo il punto sull'aspetto sociale di un tema così delicato.

Distribuire la luce, ecco come utilizzare un software di simulazione

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Avete mai pensato a quanto sia importante la luce solare nella vita di tutti i giorni? Proviamo insieme alla Sun il software di simulazione e analisi  sperimentali per ottimizzare gli impianti di illuminazione. 

 

La salute è nel piatto….ovvero come imparare a ben mangiare, giocando!

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Una corretta alimentazione e un sano stile di vita costituiscono la base per il benessere fisico e mentale.

Hybrid-ism & Multi-Ethnicity

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La mostra internazionale Hybrid-ism and Multi-Ethnicity propone i risultati della seconda edizione di un workshop svolto nell’ambito di un international exchange program tra il California College of Arts di San Francisco, USA e la Seconda Università degli Studi di Napoli coordinato da Patrizia Ranzo e Carla Langella per la SUN…

Materialize your dreams…ovvero il pensiero diventa azione!

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Con il termine di interfacce neurali dirette (IND) o interfacce cervello-computer (BCI) designiamo un sistema di “comunicazione” tra l’uomo e la “macchina” informatica,

 

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Piero Angela, Luigi Nicolais, Roberto Battiston. Questi sono solo alcuni degli ospiti che parteciperanno alle Grandi Conferenze organizzate dalla Sun per Futuro Remoto, al via giovedì 6 ottobre alle ore 18.45 presso la Sala Newton a Città della Scienza. Le conferenze sono gratuite e si potrà prendere parte registrandosi online a questo indirizzo http://www.cittadellascienza.it/futuroremoto/2016/
Prenota subito il tuo posto!

GIOVEDÌ 6 OTTOBRE
ORE 18.45 - Conferenza inaugurale a Città della Scienza
Piero Angela, Roberto Battiston, Samantha Cristoforetti, Pep Bou

VENERDÌ 7 OTTOBRE
(Circolo Artistico Politecnico)
ORE 11.30 - “Scienza e bioetica. Siamo alle Colonne d’Ercole?”
Giuliano Amato - Politico, giurista e accademico italiano, presidente del Consiglio dei ministri dal 1992 al 1993 e dal 2000 al 2001. Giudice costituzionale dal 2013.
Introduce
Lorenzo Chieffi - Professore di diritto costituzionale presso la SUN.

SABATO 8 OTTOBRE
(Circolo Artistico Politecnico)
ORE 10.00 - “Ciò che mangiamo è (ormai) contronatura?”
Dario Bressanini - Università dell’Insubria - Dipartimento di Scienze Chimiche e Ambientali
Introduce e modera
Franco Di Mare - Giornalista e scrittore
ORE 12.00La nascita imperfetta delle cose: le nuove sfide della fisica contemporanea”
Guido Tonelli - Università di Pisa, CERN
Introduce
Antonio D'Onofrio - Professore di Fisica sperimentale presso la SUN
Modera
Luca Fraioli - Giornalista scientifico de La Repubblica
ORE 17.30 - “L'educazione scientifica come sforzo globale”
Vaughan C. Turekian - Director Center for Science Diplomacy - American Association for the Advancement of Science (Consigliere per la Scienza e la Tecnologia del Segretario di Stato del Governo USA)
Introduce e modera
Luigi Nicolais - Ingegnere, politico e docente italiano, è stato presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche  

DOMENICA 9 OTTOBRE
(Circolo Artistico Politecnico)
ORE 11.30 - “Scienza e letteratura”
Bruno Arpaia - Scrittore e giornalista
Introduce e modera
Rosanna Cioffi - Professoressa di Storia della critica d'arte presso la SUN e ProRettore della SUN

Locandina

 

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L'approfondimento di Giuseppe Paolisso, Rettore della Seconda Università degli studi di Napoli

 

Come ogni anno con l’approssimarsi degli esami di maturità riparte immancabile il dibattito sull’accesso programmato ai corsi di laurea di medicina e delle professioni sanitarie che nell’immaginario collettivo rappresentano la massima espressione della negazione del diritto allo studio in Italia. In effetti, il comune pensiero dilagante nel popolo dei maturandi è che per motivi di protezionismo professionale la medicina accademica italiana vuole un ridotto numero di laureati in medicina per poter garantire a tutti lauti e sicuri guadagni o il procrastinarsi di un fantomatico potere (quello dei “ baroni universitari”).

Da qui nasce ovviamente una serie interminabile di ricorsi amministrativi, che prendendo come spunto il diritto allo studio e/o anomalie nelle procedure concorsuali al momento del test di ammissione, sono tesi a permettere l’accesso ai corsi di laurea di medicina e professioni sanitarie ad un numero di studenti ben più vasto di quello programmato.  Ma veramente il popolo dei ricorsisti è anche quello di un diritto allo studio negato? Esaminiamo fatti e numeri.

L’accesso programmato a medicina esiste non per una volontà protezionistica della medicina accademica italiana, ma perché con il DM 270/2004 in Italia si consegue a medicina un laurea magistrale a ciclo unico che consente a tutti coloro che ne sono in possesso di potersi iscrivere, e quindi esercitare la professione, presso qualsiasi Ordine dei Medici dell’Europa comunitaria, poiché si condividono le regole formative. Pertanto per un neolaureato italiano in medicina non è assolutamente necessario sostenere un esame di stato abilitante in Europa comunitaria.

Le regole formative essenziali sono 3:

  1. un rapporto ben definito di posti letto e studenti da ammettere;
  2. numero congruo di docenti in rapporto agli studenti;
  3. disponibilità di strutture (aule, aule studio etc..) in quantità sufficienti per permettere un adeguato svolgimento delle lezioni in relazione agli studenti che frequentano.

Tenendo presente questi parametri ogni anno ciascun’università comunica al MIUR il numero massimo di studenti che possono essere iscritti ai corsi di medicina o di professioni sanitarie.  Se vi sono variazioni nei parametri su riportati, le Università sono tenute a un adeguamento numerico degli iscritti. E’ questo il motivo per cui si deve parlare di “numero programmato” e non di “numero chiuso” come molto impropriamente è definito.

Un problema è rappresentato sicuramente dal metodo con cui si compie oggi la selezione degli ammessi. I quiz a risposta multipla sono una metodica largamente diffusa specie nei paesi anglosassoni ma che da noi hanno ancora difficoltà a essere accettati. Vi sono state molte discussioni sulla validità di tali quiz, chi li ritiene troppo nozionistici, chi  mal distribuiti nei vari domini culturali  investigati, chi non utili per selezionare i migliori. La verità è che i quiz, che hanno subito una notevole evoluzione nel tempo tali renderli sempre meno nozionistici e più legati al corredo di conoscenze che ciascuno studente si porta appresso dagli studi effettuati, selezionano solo chi fornisce più risposte esatte, che però inevitabilmente corrisponde a chi ha il migliore corredo culturale.

A prova di ciò sta la dimostrazione che a Medicina si laureano circa 75-80% degli studenti entro i 6 anni,  contro una media del 35-55% di tutte le altre discipline.  Inoltre la maggior parte dei laureati in medicina (oltre il 65%) degli ultimi 10 anni presenta voti medi curriculari superiore al 26/30 che risentono ovviamente del miglior rapporto docente/studente e quindi di una didattica privilegiata a cui questi studenti sono esposti.

Una critica probabilmente giusta a questo sistema, che al momento riesce a coniugare in maniera abbastanza efficace quantità e qualità come testimoniato dall’elevato e sempre piu’ crescente numero di medici italiani che vanno a lavorare all’estero, è la mancanza di selezione in rapporto all’attitudine psicologica a svolgere la professione medica. 

Considerando però che gli abbandoni sono estremamente rari (meno del 3% vs percentuali a due cifre nelle altre discipline) questo problema sembra essere non rilevante.  La realtà è che il sistema è pesato per selezionare coloro che si sono dedicati con maggiore dedizione agli studi nella scuola superiore e non permette facili recuperi all’ultimo momento. Se questo sia una pecca è difficile dirlo, ma certamente va nel senso della meritocrazia.

Un’ulteriore particolarità di tutto il sistema è rappresentato dal fatto che la stragrande maggioranza degli ammessi appartiene al sesso femminile (circa i 3/4  degli ammessi e quindi dei laureati) e questo forse perché nelle donne c’è un maggiore determinazione ed una maggiore dedizione allo studio negli anni addietro. In un sistema dove tutti possono concorrere – senza più distinzioni tra licei ed istituti professionali come prima del 68 -  tutti hanno la possibilità di confrontarsi, tutti hanno la possibilità di concorrere per tutte le sedi e confrontarsi con tutti gli altri studenti del territorio nazionale, e tutti sono messi nelle medesime condizioni in un concorso estremamente trasparente e con regole di sicurezza così avanzate che spesso sono simili a quelli di un controllo aeroportuale statunitense, dov’è la violazione del diritto allo studio? A meno che per diritto allo studio non si intenda che tutti possono fare tutto, ed allora però bisogna abrogare ad alcune leggi comunitarie o al diritto di ciascuno di noi di avere una buona sanità e degli eccellenti professionisti che tutto il mondo ci invidia.

Certamente una battaglia da fare per il diritto allo studio non è quella della libera iscrizione, ma piuttosto quella del sostegno economico che il governo dovrebbe dare alle famiglie disagiate che vedono il loro figlio/a essere idoneo/a al concorso di ammissione e non avere magari la forza economica di mantenerlo/a fuori sede. Infatti l’attuale forma del concorso nazionale, con un pacchetto unico di circa 10.000 posti a disposizione, prevede che uno studente del Sud possa avere accesso ad un Università del Nord e viceversa. Questo strumento è utile perché mette tutti sullo stesso piano dal punto delle opportunità d’iscrizione, ma crea squilibrio tra chi si può permettere di mantenere un figlio fuori sede e chi no, peraltro per un periodo minimo di 6 anni che è il doppio del tempo di una classica laurea triennale.

L’accesso a medicina tanto richiesto in Italia (il rapporto tra e posti a disposizione e partecipanti è di circa 8 a 1) ha bisogno di un maggiore giustizia sociale e dovrebbe essere accompagnata da forme specifiche di sostegno allo studio che oggi sono poco presenti.  Come fa una famiglia non abbiente a mantenere per 6 anni un figlio fuori città o fuori Regione dovendogli pagare almeno alloggio, vitto e studio? E quante università sono attrezzate con residenze o altre forme di accoglienza per il sostegno allo studio? E’ questo il vero diritto allo studio negato, non il numero programmato in sé.  Se battaglia si deve fare ben venga ma essa non deve essere indirizzata al cambio del sistema (visto i citati risultati positivi che ne testimoniano la validità) ma verso una maggiore equità sociale che permetta veramente a tutti una libera scelta e la realizzazione delle proprie aspirazioni.  

 

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di Nicola Russo, magistrato componente del Comitato direttivo della Scuola superiore della magistratura

Due giorni fa, dopo aver notato degli strani lividi apparire in rapida successione sulle gambe e sulle braccia di mio figlio Matteo di otto anni accompagnati da piccoli pigmenti rossi sui suoi arti, abbiamo fatto su consiglio di un amico medico gli esami del sangue, scoprendo che il livello delle piastrine di Matteo era pericolosamente sceso a 2000 unità ( il livello normale è di 100.000 unità). Siamo stati indirizzati al reparto di Ematologia ed oncologia pediatrica del II Ateneo di Napoli (quello che dalle mie parti viene denominato "Vecchio Policlinico"). Per due giorni ho vissuto un incubo, temendo che quel sintomo così marcato fosse il segno di una leucemia. Fortunatamente si è rivelato solo l'effetto patologico di una mononucleosi.

Matteo oggi è tornato a casa e domani andrà in vacanza. Qui finisce la piccola storia di Matteo. Per fortuna è a lieto fine.

In questi due giorni, quasi interamente trascorsi nel reparto, ho incontrato tanti bambini molto meno fortunati di Matteo, che quotidianamente affrontano un percorso di cura lungo, incerto e spossante. Lo fanno comunque trattenendo con sé il sorriso, come è naturale per un bambino, ma anche facendo entrare nel proprio quotidiano attrezzi ed abitudini innaturali, come i supporti delle sacche di immunoglobuline, la "matematica" delle pasticche di cortisone da assumere durante la giornata, la chemioterapia. Ho visto comunità di genitori darsi coraggio e consiglio, preparare per sé e per gli altri il caffè offerto in giro per le stanze su un vassoio, cucinare qualcosa di profumato per i propri piccoli nella cucina comune, festeggiare un compleanno od un onomastico con tutti i bimbi del reparto nella saletta dei giochi. Su tutto ciò l'assistenza e le cure di un gruppo di medici e di infermieri eccellenti per competenza ed umanità, sempre disponibili ad una parola in più ed a prestare il loro lavoro anche oltre l'orario dovuto. Questo in una struttura pubblica del Sud.

In questo luogo, misto di speranza e sofferenza, si muove da anni un'associazione che si chiama Agop (associazione genitori oncologia pediatrica onlus). Ho parlato con chi ne fa parte ed ho chiesto cosa potevo fare.
In quel reparto si ha bisogno di cose di varia natura:

DONAZIONI DI SANGUE: dopo averlo "buttato" per due giorni ne ho fatto dono stamane per la prima volta nella mia vita dopo la dimissione di Matteo. Le immunoglobuline di altri donatori lo avevano salvato e non potevo non "restituire" l'amore sconosciuto che lui aveva ricevuto.

DONAZIONI DI TEMPO: c'è tanto tempo perso nella vita di ognuno di noi. Possiamo ritrovarlo donandolo agli altri, anche un po' per volta.

DONAZIONI DI DENARO: direttamente o con il 5X1000

DONAZIONI DI GIOCATTOLI, TELEVISORI, TABLET E PC PORTATILI: i giocattoli lì dentro hanno la potenza di un farmaco. I televisori, i tablet ed i computer servono a tenere questi bambini legati a tutto il mondo fuori durante le lunghissime degenze.

Senza grossi sforzi, migliorando con il sostegno degli operatori telefonici ( o con il sostegno economico di tutti noi) il cablaggio della rete wireless interna, si potrebbero realizzare video collegamenti con le classi scolastiche cui appartengono i piccoli degenti per consentire loro di partecipare alle lezioni, spesso perse durante i periodi di cura in ospedale. Io non ho mai chiesto niente ad un politico. In particolare non l'ho mai chiesto per me o
per i miei familiari. Ora lo chiedo ai politici regionali ed al presidente della Regione Campania per i bambini che sono lì. Assicuriamo, nella ripartizione delle risorse sanitarie, personale stabile, borse di studio e finanziamenti a questo
straordinario reparto di ematologia ed oncologia pediatrica.

Ho ascoltato tante storie di bisogno e di cure in soli due giorni che esigono l'attenzione e l'attivazione coscienziosa del presidente Vincenzo De Luca e della sua giunta.
La gran parte degli strumenti e delle strutture del reparto sono stati acquistati non con fondi pubblici, bensì con donazioni di privati fatte per sostenere l'Agop.
Ognuno di noi può fare anche una sola delle cose che ho elencato.
Alcuni ne possono fare tantissime. Nulla di ciò che ciascuno farà sarà inutile o insufficiente: sono le gocce, tutte insieme, a fare la pioggia.

 

RIFERIMENTI PER IL SOSTEGNO ALL'AGOP
Bonifico bancario c/c 27/6763 intestato ad Agop Campania presso San Paolo Banco Napoli Iban: IT70V0101003401000027006763
Conto corrente postale numero 20419800 intestato ad Agop Campania, vico Luigi De Crecchio 2, 80138 Napoli
5 X MILLE con indicazione del codice fiscale 94047810638

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+connessa +internazionale +innovativa +social +raggiungibile +sostenibile

 di Alessandra Cirafici - Docente di Design e Comunicazione

 

Ecco, in sintesi, l’immagine che la SUN vuole dare di se’. L’immagine con cui si propone di conquistare il suo giovane pubblico di potenziali studenti, puntando sull’idea del ‘potenziamento’ del suo sistema valoriale e sulla comunicazione delle numerose attività tutte finalizzate a rendere PLUS la sua proposta nel competitivo scenario della formazione universitaria. Con sempre maggior convinzione l’Ateneo affida ad una attenta strategia di comunicazione il compito di veicolare i propri valori ed i propri obiettivi e lo fa scegliendo un linguaggio giovane che strizza l’occhio al mondo dei new media e metta in evidenza la sua capacità di intercettare modi e tendenze del mondo contemporaneo. Una campagna di affissione che segue di poco la riuscitissima strategia di comunicazione del nuovo sistema di mobilità integrata SoonToSun, - divenuta virale grazie alla bella partecipazione di tutta la comunità degli studenti dell’Ateneo -  e che la rilancia sul web attraverso una pervasiva presenza sui social, da facebook a youtube, canale SUNMagazineTV, attraverso video e minispot realizzati dai suoi stessi allievi (e la cosa non è priva di significato!)  che con entusiasmo hanno partecipato al contest lanciato qualche mese fa per la realizzazione di video promozionali.
E’ così che la SUN lancia la sua sfida per il nuovo anno accademico: mostrare il volto giovane e comunicativo di un Ateneo che, mentre lavora a costruire itinerari di competenza, professionalità e credibilità accademica, realizza anche contesti di condivisione e rafforza il senso di appartenenza e di identità di una intera comunità in cammino.
SUN_università connessa!

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di Armando Cartenì - Docente di Pianificazione dei trasporti e Mobility Manager


La recente tragedia di Andria ha scosso l’opinione pubblica italiana. Le inchieste che seguiranno stabiliranno sicuramente responsabili e responsabilità. Quello che però bisogna fare attenzione a che non continui ad avvenire è la disinformazione (e non informazione) che si è osservata in questi giorni, finalizzata alla sola “corsa allo scoop a tutti i costi”. Per chi come me si occupa di trasporti e della sua pianificazione appaiono quantomeno discutibili molte delle notizie veicolate tramite la stampa e la televisione in questi giorni. Volendo provare a fare un’analisi tecnica il più possibile obiettiva bisogna prima di tutto dire che, statistiche ufficiali alla mano (es. ISTAT e ANSF), il trasporto ferroviario, insieme a quello aereo, è il modo più sicuro di spostarsi. Per citare alcuni dati ufficiali, tra il 2010 ed il 2014, solo 1,9% dei morti totali (compresi i suicidi sui binari e gli incidenti da lavoro) è avvenuto sulla ferrovia contro l’oltre 94% della strada. Ogni giorno muoiono 10 persone per incidenti stradali, che diventano 300 morti al mese ed oltre 3 mila all’anno.


Binario doppio o singolo?

I giornali e le televisione hanno gridato in questi giorni al “doppio binario”, ovvero alla necessità di raddoppiare tutte le linee italiane a binario singolo, come se questa fosse la soluzione a tutti i problemi di sicurezza. Anche qui bisogna dire che ad oggi in tutti i principali Paesi europei (es. Germania e Francia) e del mondo, le linee ferroviarie per il trasporto dei pendolari sono prevalentemente a binario singolo. Molte di queste linee sono anche sotto-utilizzate (in termini di treni che possono transitarvi al giorno) e per queste sarebbe quindi insostenibile da un punto di vista finanziario la loro riqualificazione a doppio binario. Anche da un punto di vista sociale questa soluzione non è detto che sia risolutiva: incidenti mortali sono stati infatti registrati negli ultimi anni anche su linee a doppio binario ed anche sull’Alta Velocità e molti di questi incidenti sono avvenuti esclusivamente per errore umano, come nel caso dell’incidente in Spagna del luglio del 2013 dove un errore umano del macchinista su un treno alta velocità causò la morte di 79 passeggeri. Per contro oggi esistono sistemi tecnologici di sicurezza applicabili anche alle linee a singolo binario che di fatto aumentano notevolmente la sicurezza riducendo enormemente il rischio di errore umano.


Le liberalizzazioni

Altra disinformazione è stata fatta imputando l’incidente di Andria alle “liberalizzazioni sconsiderate” fatte per le ferrovie italiane. Anche questo non è corretto, infatti nel nostro Paese tranne i servizi ad Alta Velocità ed un po’ di trasporto merci per i quali vi è concorrenza nel mercato, non vi sono esempi concreti di liberalizzazione ferroviaria. Le Ferrovie Nord Barese, benché società privata, sono di fatto un concessionario per conto della Regione Puglia che rappresenta quindi l’organo responsabile degli adeguamenti infrastrutturali della linea su cui è avvenuta la disgrazia.


I presunti ritardi

Anche per chi ha puntato il dito sui “clamorosi ritardi nel raddoppio della linea Andria-Corato”, argomentando che adeguare una linea “in mezzo agli ulivi” è cosa facile, forse non ha considerato che oltre agli interventi previsti nelle campagne pugliesi vi sono quelli da fare all’interno delle città di Andria e Corato che non sono propriamente città piccolissime (oltre 150 mila residenti). E’ vero che il nostro Paese non eccelle per tempi di realizzazione delle opere pubbliche ma proprio in questo caso il progetto di ampliamento della linea ha subito ritardi anche perché è stato seguito un approccio di “stakeholder engagement”, ovvero di partecipazione pubblica per arrivare ad un progetto condiviso con i territori. Tale iter partecipativo ha infatti visto la redazione di un nuovo progetto che ad oggi prevede un interramento della linea per 4 km e la costruzione di una nuova stazione anche per evitare espropri di abitazioni private.

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di Vincenzo Nigro, ordinario di genetica medica della Seconda Università di Napoli e ricercatore del Telethon Institute of Genetics and Medicine (TIGEM) di Pozzuoli

 

Metà delle distrofie muscolari di solito rimane ‘misteriosa’, senza che si riesca a risalire al difetto genetico che le provoca nonostante esami talvolta lunghi e invasivi, ma grazie a uno studio italiano il destino della maggior parte di questi pazienti potrebbe cambiare. Pubblicata sul numero di luglio 2016 della rivista Neurology, la ricerca descrive quali sono le basi genetiche delle distrofie sconosciute. Il lavoro è stato coordinato da Vincenzo Nigro, ordinario di genetica medica della Seconda Università di Napoli e ricercatore del Telethon Institute of Genetics and Medicine (TIGEM) di Pozzuoli.

La diagnosi genetica non significa solo dare un nome esatto ad una malattia, ma vuol dire consulenza genetica nei familiari, diagnosi prenatale e la possibilità di essere reclutati per la sperimentazione di nuovi trattamenti. Quest’ultima possibilità sta diventando sempre più vicina con un gran numero di trial clinici attivi nel campo delle malattie neuromuscolari. A fronte di quest’esigenza c’è un gran numero di pazienti che nonostante test genetici di riferimento e biopsie muscolari resta senza diagnosi. Il protocollo messo a punto a Napoli prevede più fasi per arrivare ad identificare le basi genetiche nei pazienti “senza diagnosi”.

Innanzitutto il DNA di 504 pazienti con malattie muscolari senza una diagnosi genetica è stato inviato a Napoli da differenti centri clinici italiani riuniti in due networks insieme con esperti francesi e belgi. Per tutti questi è stato firmato un consenso all’indagine. Il gruppo del prof Nigro (primo nome il dott Marco Savarese) ha creato e messo a punto un test detto “Motorplex” basato sulla nuova tecnologia di next generation sequencing che permette di analizzare con la massima accuratezza tutti i geni responsabili di queste malattie. In sostanza si è trattato di leggere circa 1 milione di basi di DNA per paziente, cosa che sarebbe stata impossibile con i test tradizionali. Il protocollo identifica ogni variazione della sequenza del DNA nei geni noti.

Usando Motorplex il 43.3% dei pazienti ha avuto una risposta definitiva, trovando la mutazione alla base della malattia, ed un ulteriore 31,7% una diagnosi parziale. Inoltre nel 30% dei casi la presentazione clinica era atipica e per almeno 10 geni c’è stato un’ulteriore diversificazione della presentazione rispetto a quanto noto.

“Questo è al momento il più grande studio mai pubblicato nel mondo - spiega Nigro - e suggerisce che questo tipo di analisi dovrebbe costituire il test d’ingresso per la diagnosi di queste malattie, mentre ora ci si sottopone ad accertamenti anche invasivi che in metà dei casi non portano ad un risultato.” Noi abbiamo preso questi casi senza diagnosi e nella maggior parte dei casi siamo riusciti a risalire alla causa. Inoltre quei pochi che rimangono sono nella fascia di malattia più lieve, in cui la componente genetica potrebbe svolgere un ruolo minore. La seconda fase prevede di studiare i pazienti che sono negativi al Motorplex. Questa fase è già avviata ci sta consentendo di leggere anche tutti gli altri geni a funzione ignota. La sfida è identificare ulteriori cause genetiche di distrofia muscolare.”

La piccola parte di pazienti che restano senza diagnosi anche dopo questo studio entreranno in una nuova sperimentazione di sequenziamento dell’intero genoma. Si ritiene che nei prossimi 5 anni il sequenziamento del genoma umano ad alta copertura possa essere disponibile per tutti i pazienti. Con enormi vantaggi, primo fra tutti che il test sarà uno solo per tutte le malattie genetiche e le predisposizioni ereditarie e si farà per una sola volta nella vita. Restano da sensibilizzare le istituzioni e da preparare i laboratori per questa rivoluzione copernicana.

 

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Dossier "Cultura per la legalità - Rete Universitaria della Campania"

 

Si è tenuto lo scorso 16 giugno presso il Dipartimento di Scienze Politiche “Jean Monnet” della Seconda Università di Napoli l'incontro tra il Presidente del Comitato Economico e Sociale Europeo, Georges Dassis, e le università della Campania per conoscere da vicino i progressi compiuti dalla società civile nella lotta alla camorra e a testimoniare gli sforzi europei nel sostegno alla cultura della legalità.

Durante l'incontro i Rettori e i delegati delle Università di Napoli “Federico II", di Napoli “L’Orientale", di Napoli “Suororsola Benincasa”, di Salerno e del Sannio, hanno presentato un Dossier "Cultura per la legalità - Rete Universitaria della Campania".

L'occasione è servita a comunicare l'impegno che da anni gli Atenei campani mettono nella formazione dei giovani, nella ricerca e nel servizio al territorio per cambiare dall'interno i problemi complessi della Campania, ma anche a invitare le istituzioni politiche europee ad essere più decise e convinte nella valutazione dell'impatto negativo che l'economia criminale e la corruzione hanno non solo sullo sviluppo economico-finanziario, ma soprattutto sulla costruzione progressiva di una cittadinanza responsabile e inclusiva fondata sulla legalità e sulla solidarietà.

Sono state presentate al Presidente Dassis le seguenti azioni che gli Atenei campani hanno concordato di mettere in rete per offrire un miglior servizio al territorio nella prospettiva di un più incisiva promozione della cultura e di un più efficace sviluppo della legalità:

  1. Certus Terrae - Centro di Ricerca per la Tutela e Sviluppo - Territorio Ambiente Energia: agro-alimentare e agrpo-mafie in Campania (Seconda Università di Napoli)
  2. Riutilizzo sociale dei beni confiscati (Università di Napoli “Federico II”)
  3. I nuovi napoletani: migrazioni e integrazioni (Università di Napoli “L’Orientale”)
  4. ReS Incorrupta: la corruzione negli enti locali (Università di Napoli “Suororsola Benincasa”)
  5. Osservatorio sullo spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia (Università di Salerno)
  6. Reti di comunità, cittadinanza inclusiva e tutela della persona (Università del Sannio)

 

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Il progetto scientifico Biodiversity of epizoic diatom community on marine turtles: a taxonomical, ultrastructural and biogeographical analysis parte circa tre anni fa come un sottoprogetto del mio storico ambito di ricerca sulla biodiversità e sul ruolo ecologico delle microcomunità algali bentoniche (colonizzanti i fondali marini) nell’ambito di ecosistemi marini in differenti aree biogeografiche (Tropicali, Mediterranee e Polari).

Il comparto microalgale bentonico, a differenza di quella planctonico decisamente più studiato, è tuttora sconosciuto dal punto di vista della sua biodiversità in tutti gli ecosistemi marini e il suo ruolo ecologico è ampiamente sottostimato. Le microalghe bentoniche colonizzano qualsiasi tipo di subtrato, organico e inorganico, naturale o artificiale, vegetale e animale. A seconda del tipo di substrato colonizzato si parla di microcomunità epifitiche (su vegetali), epilitiche (su rocce) o epizoiche (su animali). Le ricerche condotte dal sottoscritto in oltre un decennio su tutte le differenti microcomunità bentoniche provenienti da svariate aree biogografiche, hanno sovvertito la comune convinzione che nelle aree costiere la loro abbondanza, in termini di cellule/litro, fosse molto minore di quella dell microalghe planctoniche. Un risultato importante provato dai numerosi articoli publicati e ormai accettato dalla comunità scientifica internazionale.

In tale contesto scientifico si sviluppa il progetto Biodiversity of epizoic diatom community on marine turtles: a taxonomical, ultrastructural and biogeographical analysis che si prefigge di descrivere per la prima volta la biodiversità della comunità microalgale epizoica delle 7 specie di tartarughe marine viventi. Le domande a cui rispondere sono molteplici. Per citarne alcune: esiste una specifica comunita microalgale tipica per tutte le specie di tartarughe marine oppure ciascuna specie ne presenta una tipica? Specie di tartarughe con popolazioni presenti in Atlantico e Pacifico presentano comunità microalgali diverse e quindi condizionate dall’area biogografica oppure simili e quindi specie-specifiche. Tartarughe con attività migratorie possono comportarsi da vettori per la distribuzione delle comunità microalgali?.

Per rispondere a questi interrogativi e a molti altri il progetto prevede un imponente campagna di campionamento da effettuarsi su tutte le 7 specie di tartarughe viventi in differenti aree geografiche. Ciò comporta il coinvolgimento di numerosi partner internazionali sia accademici che governativi dal momento che la raccolta dei dati si effettua durante la fase di deposizione delle uova che si svolge in siti specifici per ciascuna specie, generalmente ricadenti in aree protette o parchi nazionali.

Ciò permette al progetto di contribuire con I programmi di conservazione delle tartarughe marine, tutte, va ricordato, tutelate integralmente in quanto in appendice I cites.

Nei tre anni trascorsi il progetto si è incentrato sulle specie, Eretmochelys imbricata, Chelonia mydas e Lepidochelys olivacea, campionate in differenti aree biogeografiche (aree costiere del Costa Rica, Guatemala, Iran, Oman) con la collaborazioni di numerosi partner stranieri fra cui in particolare la “Escuela de Biología, Universidad de Costa Rica, il Tortuguero National Park e l’area marina protetta di Ostional, Costa Rica, il Dept. of Marine Biology, Shahid Beheshti University Iran.

Nei prossimi anni è previsto l’estensione dello studio alla specie Mediterranea Caretta caretta, alla Lepidochelys kempii e alla tartaruga più grande del mondo la Dermochelis coriacea.

Mario De Stefano, docente di Botanica e biologia marina al Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali, Biologiche e Farmaceutiche alla Sun

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