Emorragia cerebrale, si può prevedere? La parola all'esperto

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Improvvisa e inaspettata l’emorragia cerebrale che ha colpito il chitarrista 38enne dei Negramaro Lele Spedicato, ricoverato nel reparto di rianimazione dell'ospedale Vito Fazzi di Lecce. Ma si poteva prevedere un evento del genere?
Lo abbiamo chiesto all'esperto, il prof. Alessandro Tessitore, docente di Neurologia dell'Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli.

È possibile prevedere un evento di emorragia cerebrale oppure arriva sempre in punta di piedi?

Non è possibile, ad oggi, prevedere l’arrivo di un evento di emorragia cerebrale. È possibile stimare il rischio, tra l’altro con larga approssimazione, che esso si verifichi qualora vi siano fattori o condizioni predisponenti, dalla “semplice” ipertensione arteriosa nel paziente alla presenza di malformazioni artero-venose o dilatazioni aneurismatiche di cui è possibile stimare il rischio di sanguinamento e pertanto valutare l’indicazione, ove possibile, ad un intervento di risoluzione. Va comunque tenuto presente che nella maggior parte dei casi l’emorragia cerebrale è la modalità di presentazione di tali malformazioni, mentre il loro riscontro per altre manifestazioni sintomatiche o come “incidentalomi” è un evento raro e fortuito.

Quali persone sono più a rischio?

La maggior parte degli eventi di emorragia cerebrale colpisce la popolazione ultra-settantenne ed il principale fattore di rischio è l’ipertensione arteriosa mal controllata. Esistono tuttavia numerose altre condizioni in grado di incrementare il rischio di evento emorragico cerebrale, condizioni sia locali che sistemiche. Nella popolazione oltre i 60 anni di età la principale patologia che aumenta il rischio di emorragia cerebrale è l’angiopatia amiloide, in cui le alterazioni vasali si associano al declino cognitivo tipico della malattia di Alzheimer. Tra le condizioni locali predisponenti, inoltre, annoveriamo sicuramente le malformazioni artero-venose e le dilatazioni aneurismatiche (principale fattore di rischio per l’emorragia subaracnoidea). Non vanno inoltre dimenticate patologie sistemiche, in cui l’emorragia cerebrale può essere la prima manifestazione; tra queste includiamo le anomalie della coagulazione con un aumentato rischio emorragico e le collagenopatie, che provocano alterazioni della muscolatura dei vasi sanguigni. Un aumento del rischio è sicuramente presente anche in pazienti che assumono terapia anticoagulante, in cui tuttavia l’indicazione è sempre giustificata da un favorevole rapporto rischio/beneficio.

È correlata in qualche modo all’età?

Il rapporto con l’età nell’ictus emorragico è più controverso rispetto a quanto avviene nell’ictus ischemico, la cui incidenza aumenta chiaramente con l’avanzare dell’età. Gli eventi emorragici, il cui rischio sicuramente è comunque direttamente proporzionale all’età del paziente (ovviamente in particolar modo per quanto riguarda le emorragie a sede tipica) si manifestano generalmente in epoca più giovanile. Ciò è particolarmente evidente nelle emorragie subaracnoidee, che si manifestano generalmente tra quinta e sesta decade di vita, mentre le emorragie intraparenchimali si collocano in un’età intermedia tra l’ictus ischemico e l’emorragia subaracnoidea, verosimilmente anche per la differenza tra le emorragie a sede tipica, caratteristiche dell’anziano, ed a sede atipica, più frequenti nel paziente più giovane.

C’è qualcosa che si può fare per prevenirla?

Nella stragrande maggioranza dei pazienti, che pertanto non sono portatori di condizioni predisponenti all’emorragia, l’unica strategia di prevenzione riguarda il controllo dei fattori di rischio per stroke emorragico, comuni a quelli per l’ictus ischemico e per l’infarto del miocardio. È pertanto fortemente suggerito un rigoroso controllo della pressione arteriosa, dei livelli ematici di colesterolo, del peso corporeo e l’astensione dal fumo di sigaretta.

Cosa succede effettivamente durante un’emorragia cerebrale?

L’emorragia cerebrale consiste nella rottura di un vaso cerebrale con il conseguente stravaso di sangue nel parenchima cerebrale (emorragia intraparenchimale) o nello spazio tra le meningi cerebrali (in caso di emorragia subaracnoidea). Mentre nel secondo caso l’emorragia è maggiormente riproducibile, in quanto caratterizzata da intensissima cefalea e generalmente da successiva perdita di coscienza, nell’emorragia intraparenchimale la sintomatologia è strettamente dipendente dalla sede della lesione, così come avviene nell’ictus ischemico. Un’improvvisa perdita di forza ad uno o più arti (generalmente dallo stesso lato), un improvviso disturbo del linguaggio o della vista sono tutti disturbi che devono subito indurre il paziente a recarsi presso il più vicino pronto soccorso, in quanto potrebbero essere spie di un evento ischemico acuto.

Quali sono gli effetti a lungo termine?

Gli effetti a lungo termine non sono quasi mai prevedibili nel breve periodo. L’emorragia cerebrale è sicuramente gravata, in misura notevolmente maggiore rispetto allo stroke ischemico, da elevata mortalità, pari al 40-50% dei casi, anche per l’assenza di una terapia efficace. Il recupero funzionale dopo uno stroke emorragico è molto variabile, potendo variare da una sintomatologia minima con un ottimo recupero funzionale alla completa invalidità in caso di scarso recupero.

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