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Sei capsule collection sul tema del “viaggiatore/thepassenger”. Sei giacche maschili rivisitate dagli studenti del corso di Men's tailoring, tenuto dal docente Roberto Liberti, della laurea magistrale _curriculum Fashion Eco design, del Dipartimento di Ingegneria Civile Design e Ambiente dell'Università Luigi Vanvitelli e realizzati dal laboratorio artigianale della storica azienda KITON. Una sperimentazione, oramai al secondo anno, che unisce il mondo accademico e quello produttivo del territorio. L'idea nasce da una macro ricerca di tendenza sul tema del PItti Filati 2017 e di Milano Unica 2017 del “viaggiatore”  - ideale cliente KITON - e sei micro tendenze realizzate dagli stessi studenti.

Vieni a trovarci! Siamo alla Boutique Kiton di Milano, in via del Gesù 11.

Domenico Tammaro

Domenico Tammaro


Un uomo travolto dalla dinamicità della metropoli contemporanea, ma allo stesso tempo capace di concedersi il giusto momento di leggerezza.

Manuela Rupe

Manuela Rupe


La collezione "Gen Y" si rivolge a giovani under 30 (definibili da molti con il nome millenials) che con audacia…

Mariapia Satta

Mariapia Satta


Il piacere di un viaggio, il sogno di un incontro in città diverse, la voglia di fare il pieno di…

Michela Carlomagno

Michela Carlomagno


La giacca si ispira al grande classico del cinema, in particolare alla modalità di ripresa 16:9.

Raffaele Scognamiglio

Raffaele Scognamiglio


L'idea nasce osservando gli ambiti in cui opera l'uomo d'affari internazionale contemporaneo, colui che cura tutti i suoi movimenti con…

Claudia Errico

Claudia Errico


La giacca è ispirata allo smoking dell'alta società anni '20.

 

 

 

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Dalle aule universitarie alla città. L'Università della Campania Luigi Vanvitelli partecipa a Futuro Remoto 2017 e porta in piazza i 29 progetti di ricerca dal 25 al 28 maggio 2017.

Inquinamento delle acque, per testarle c’è POF

Inquinamento delle acque, per testarle c’è POF


Un sistema su fibre ottiche in plastica (POF) per verificare il grado di inquinamento delle acque.  Questo il progetto del Dipartimento di Ingegneria Industriale e dell'informazione

Architettura e scienza come grande faro a Coroglio

Architettura e scienza come grande faro a Coroglio


Un faro che di giorno catturi la luce e di sera la restituisca ai naviganti. Questo il progetto ideato dal Dipartimento di Architettura e Disegno industriale dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli

GreenFlyOver, il paesaggio del viaggio

GreenFlyOver, il paesaggio del viaggio


Il ponte riunisce presso di sé, nel suo mondo, terra e cieli, i divini e i mortali. Così scrive Martin Heidegger, ed è un po’ questa la filosofia che sta dietro alla rivisitazione della trave Nielsen, il progetto portato avanti dal Dipartimento di Architettura e Disegno industriale

 

 

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Visite guidate gratuite a cura degli studenti per riscoprire i tesori perduti della Capua romana. Santa Maria Capua Vetere apre le porte per Maggio in città e rende visitabili siti generalmente chiusi al pubblico. Gli itinerari sono a cura degli studenti del Dipartimento di Lettere e Beni Culturali dell'Università degli Studi della Campania 'Luigi Vanvitelli', attraverso i quali si potranno ripercorrere le vicende che hanno reso Capua protagonista del mondo antico e che l'hanno trasformata nell'altera Roma cantata da Cicerone. Le attività sono patrocinate dal Comune di Santa Maria Capua Vetere, dalla Soprintendenza "Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Caserta e Benevento" e dal Polo Museale della Campania.
I nostri studenti attenderanno i visitatori all'InfoPoint, in Piazza 1 Ottobre Santa Maria Capua Vetere.
 
Elenco dei siti visitabili:

Anfiteatro Campano
 
 

 

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Apertura straordinaria del Museo Anatomico nei week end del Maggio dei Monumenti 2017, dedicato al principe della risata Antonio de Curtis, in arte Totò. Situato nei pressi del rione Sanità, lo storico quartiere che diede i natali al principe de Curtis, il Museo Anatomico del MUSA - Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli- celebrerà l’evento con due week end di apertura straordinaria. 

Per il terzo anno consecutivo il Museo Anatomico rientrerà tra gli itinerari culturali del Maggio dei Monumenti.
Turisti e cittadini potranno visitare uno tra i più antichi e completi musei del genere, scoprendo le sue collezioni anche attraverso l’utilizzo di App e video interattivi che mostreranno la vasta collezione di preparati anatomici, e la copiosa raccolta di malformazioni e anomalie, offrendo un patrimonio scientifico di ineguagliabile valore storico, artistico e didattico.
Il Museo Anatomico sarà aperto nei giorni 13-14 e 20-21 maggio, con orario di visita articolato in cinque fasce orarie: dalle 9.30 alle 14.30, (ultimo accesso alle ore 13.30).
Prenotarsi è facile, basta compilare il form all’indirizzo http://musa.orpheogroup.com/it/calendar/
scegliendo la data e la fascia oraria che si preferisce.
Chi perdesse questa opportunità potrà sempre prenotare una visita al Museo nei giorni di apertura ordinaria e con le modalità sopra descritte.
Il Museo Anatomico dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” è situato in via Luciano Armanni n. 5, nel complesso universitario di Santa Patrizia.

Locandina

 

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Lo scorso 12 Aprile nel sito archeologico di Pompei è stata inaugurata la mostra “Pompei e i Greci” che rimarrà in esposizione fino al mese di novembre. A raccontarla, con il suo fare come sempre coinvolgente ed appassionante, è il professore Carlo Rescigno, docente dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” nonchè curatore della mostra, insieme a Massimo Osanna, direttore generale della soprintendenza di Pompei

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Nella settimana dal 13 al 17 marzo l’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli ha ospitato l’abituale evento di orientamento GO!SUN, la manifestazione che anche quest’anno ha visto la partecipazione attiva di numerosissimi studenti provenienti dalle scuole secondarie di secondo grado della provincia di Napoli e Caserta, come delle altre provincie campane, della Puglia e del sud del Lazio.

Negli ultimi anni l’orientamento alla scelta universitaria è divenuta materia sempre più complessa e fondante il percorso accademico dei futuri studenti universitari. Gli eventi nazionali e regionali, così come gli “open day” proposti dai singoli dipartimenti di tutti gli Atenei italiani, divengono sempre più numerosi e sempre meglio organizzati. In questi anni l’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli ha sempre più rafforzato l’area dell’orientamento in entrata con una partecipazione costante agli eventi nazionali di maggior rilievo e con una sempre maggior presenza anche a eventi fuori Regione. Tra questi, il GO!SUN dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli rappresenta da anni un appuntamento fisso che, diversamente dalle manifestazioni esterne, ospita per una settimana gli studenti intramoenia, accogliendoli nelle proprie aule, nei propri spazi, facendo conoscer loro i propri laboratori, le biblioteche, le mense. Nelle diverse strutture della Università della Campania il futuro studente universitario ha la costante possibilità di incontrare e conoscere i suoi futuri colleghi studenti, scambiare con loro impressioni, conoscere le difficoltà e le possibilità che quegli spazi, quei luoghi possono fornire alla sua crescita accademica.

gosun
Perché orientarsi alla scelta del corso di laurea?
I profondi cambiamenti nella struttura universitaria, l’avvento del 3+2, la scomparsa della Facoltà e contemporaneamente il proliferare di Corsi di Studio differenti e di offerte formative diversificate hanno creato un gap generazionale incolmabile per le nuove generazioni di studenti. L’Università così come l’hanno conosciuta gli insegnanti e i genitori dei ragazzi che si apprestano a scegliere il loro nuovo percorso accademico non esiste più, e difficilmente si può far ricorso alle loro esperienze pregresse per optare una scelta. La pluralità delle offerte e il gap con le generazioni precedenti potrebbero, perciò, disorientare gli studenti. Il web e il mondo social così presente nella generazione attuale di studenti permette una prima e importante visione d’insieme di quelle che sono le possibili alternative, ma è solo il contatto diretto con il personale docente e non docente in aula e ai diversi stand che può realmente indirizzare una scelta. Orientarsi, in quest’ottica, significa riuscire a liberarsi delle fantasie e delle credenze circa un determinato percorso di studi e riorganizzare un pensiero proattivo che incanali il proprio talento, le proprie passioni e le proprie aspettative verso una realtà sempre più vicina, focalizzando le proprie aspirazioni su basi certe. L’incontro con docenti ed esperti promuove e supporta tale processo, permettendo al futuro studente universitario una scelta sempre più consapevole e sempre meno immaginaria. Un esempio di questo percorso potrebbe essere facilmente tratto dalla psicologia. In un epoca neanche troppo remota, chi si iscriveva a psicologia voleva subito interpretare i sogni, aiutare l’amico depresso e diventare un novello Freud. Oggi, vogliono diventare tutti criminologi. Nelle giornate di orientamento si spiega loro che la psicologia è una scienza che prevede la conoscenza di basi neurofisiologiche, di metodi e tecniche psicometriche, dei processi di pensiero superiori; si dice loro che prima di diventare psicoterapeuti o criminologi è necessario essere psicologi e che il percorso è costellato di esami che vanno ben al di là delle loro iniziali fantasie. Solo la conoscenza del percorso di studi che realmente si avrà davanti permetterà una scelta consapevole, riducendo la percentuale di abbandono degli studi. Orientarsi, allora, significa darsi la possibilità di conoscere realmente quelle che sono le proprie aspirazioni, i propri obiettivi e i propri limiti; orientarsi alla scelta del corso di laurea significa avere la ‘facoltà’ di scelta una consapevole.

L’orientamento è solo in entrata?
L’orientamento accompagna tutto il percorso di studi attraverso costanti contatti con gli orientatori, coi docenti tutor, col peer-to-peer attraverso il tutorato alla pari (studenti delle magistrali che seguono studenti della triennale, o studenti di dottorato che seguono gli studenti magistrali). L’orientamento, per i corsi di studio triennali, significa prepararsi nel triennio alla successiva scelta consapevole, ancor più focalizzata, del corso di studi magistrale.

E il placement?
In un immaginario segmento, il placement occupa quella parte finale che avvia il nostro studente verso il mondo del lavoro. L'Ateneo lavora molto sul placement e sulle opportunità da fornire ai propri laureati. Questo perchè orientamento e placement sono facce di una stessa medaglia.  Ma questo è un discorso che andrà affrontato, per il novello studente universitario, alla fine del suo percorso di studi. Troppo spesso, nei colloqui di orientamento, nelle fiere e durante le giornate del GO!SUN, studenti di quarto e quinto anno di scuola secondaria affermano di voler optare una scelta in funzione delle prospettive di lavoro. Certo, alcune professioni sono più remunerative di altre, alcune hanno un mercato del lavoro di più facile approccio rispetto ad altre. Si potrebbe pensare di intraprendere un percorso di ingegneria anziché di lettere perché, probabilmente, è più facile per un ingegnere trovar lavoro rispetto a un laureato in storia. Se, però, si optasse la scelta unicamente in funzione di quest’ultima variabile, sarebbe per lo meno necessario essere certi che il nostro talento, il nostro background scolastico e le nostre reali aspirazioni siano uniformemente convogliate verso tale scelta. Se, viceversa, si hanno competenze e passione verso le materie umanistiche e per tutto il percorso scolastico si hanno mal sopportato le discipline scientifiche sarà facilmente prevedibile che quel percorso di studi ingegneristici intrapreso sarà ricco di frustrazione e delusione. Laddove si riuscisse con fatica a portare a termine questo percorso, ci si potrebbe ritrovare a essere laureati in una disciplina che oramai si odia, dopo troppi anni fuori corso e con un pessimo voto di laurea. Chi assumerebbe mai un ingegnere con tale curriculum accademico alle spalle? Orientamento vuol quindi dire permettere ai nostri singoli futuri studenti di poter scegliere valutando tutte le variabili in gioco, ivi compresa la passione; esatto: la passione. Il bravo professionista, colui che riuscirebbe a vendere se stesso come Totò vendeva la Fontana di Trevi, sarà colui che ha studiato appassionatamente la sua disciplina e che continua a rinnovare la sua passione quotidianamente nel suo lavoro.

Cosa cambia nello status di studente universitario rispetto all’essere studente di scuola superiore?
Lo status di studente, a bene vedere, è qualcosa che ha accompagnato le future “matricole” per tutta la loro vita. Si entra nella scuola dell’infanzia a tre anni, si prosegue nel percorso della scuola dell’obbligo per poi decidere di licenziarsi dalla scuola superiore oramai maggiorenni. In questo lungo e impegnativo percorso, l’unica cosa che non cambia è lo status di studente di scuola (infanzia, primaria, secondaria). Tale status, in Italia, è connotato da alcune invarianti: si fa parte di una classe mediamente di 25 pari grado; i compagni di classe son sempre gli stessi; l’aula è sempre la stessa (sono i docenti a entrare e uscire) e, plausibilmente, il posto (banco) è sempre lo stesso (spesso anche il compagno di banco); si ha un rigido orario d’entrata e di uscita ed è necessario giustificare eventuali assenze o ritardi; gli insegnanti assegnano quotidianamente compiti da svolgere a casa in misura proporzionale al programma svolto quel giorno in classe. All’entrata nello status di studente universitario improvvisamente tutto cambia: non si hanno rigidi orari di entrata e di uscita; non sarà necessario rispondere a un appello e non si ascolterà il proprio cognome ogni giorno; non verranno assegnati compiti a casa ma ci si troverà a dover autonomamente programmare lo studio di un intero programma (spesso corposo) per prepararsi all’esame; nei primi anni ci si può trovare a frequentare aule molto affollate nelle quali un docente che non conosce neanche un nome del suo pubblico parli per ore a un microfono. La “matricola” dovrà ben presto imparare a gestire i tempi del proprio studio, decidere quali corsi seguire, quali esami dare e in quale sequenza. Essere studenti universitari è il più bel percorso di crescita intellettuale e di autonomia personale che un ragazzo possa fare. Orientarsi, allora, significa anche questo: sapere cosa si vuol far da grandi scegliendo consapevolmente il percorso da studente universitario che si vuol intraprendere per diventarlo. L’università va vissuta in tutti i suoi luoghi, mentali e fisici. Ancora una volta, tale libertà può essere un’arma a doppio taglio, ci si può sentir disorientati, appunto. L’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli ha da anni strutturato un percorso di orientamento in itinere attraverso le formule già descritte sopra; in più, ha anche attivo da anni un Servizio di Aiuto Psicologico per gli Studenti (SAPS), presso il proprio Dipartimento di Psicologia. Ogni nostro Dipartimento ha un delegato all’orientamento pronto ad accogliere i nuovi studenti e a confrontarsi con loro circa il percorso più idoneo da seguire. In ultimo, le lezioni universitarie sono pubbliche: tutti possono seguire una lezione. Venite a trovarci, contattateci, venite a seguire una lezione, meglio se del primo anno, così entrerete in un’aula universitaria, toccherete con mano cosa sia un corso universitario e, non ultimo, avrete la possibilità di scambiare qualche idea con delle “matricole”, ciò che sarete voi l’anno prossimo.

a cura di Roberto Marcone, Delegato all’orientamento di Ateneo - Dipartimento di Psicologia, Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli
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Slavina, valanga, frana … tre vocaboli per descrivere due semplici fenomeni naturali molto simili, entrambi strettamente collegati all’azione della forza di gravità, che modellano il paesaggio delle aree montuose della Terra e spesso (come purtroppo successo negli ultimi giorni) possono trasformarsi in vere e proprie catastrofi naturali.

Entrambi sono movimenti di materiale che scivola dall’alto verso il basso lungo pendii inclinati e si va a depositare in accumuli, anche volumetricamente importanti, alla base dei rilievi montuosi e nelle aree depresse circostanti.

Nel caso delle valanghe o delle slavine (i due termini sono, di fatto, sinonimi) il materiale mobilizzato consiste in masse di neve o ghiaccio che si staccano dalla sommità di un versante e precipitano violentemente a valle aumentando progressivamente di dimensioni e volume, trascinando con sé altra neve e detriti, trovati lungo il percorso, e travolgendo tutto ciò che incontrano sul loro cammino.

Le cause del distacco possono essere numerose e diverse: da naturali (dovute a un sovraccarico nevoso, a un aumento della temperatura, a infiltrazioni d’acqua, a vibrazioni acustiche, a forti venti o al passaggio di animali in zone critiche) oppure umane (nel caso di passaggio di sciatori, alpinisti o veicoli in un punto meno stabile del manto nevoso).

Nel caso delle frane, invece, il movimento interessa masse di materiale solido (rocce, terreni o detriti) che, in condizioni di instabilità, vengono trascinate verso il basso per effetto della sola forza di gravità.

Per quanto detto, è evidente che il fenomeno delle valanghe interessa aree montuose soggette a innevamento ed è quindi circoscritto a rilievi montani generalmente di alta quota e a periodi dell’anno che vanno dalla stagione invernale al massimo a quella primaverile. Viceversa, i fenomeni franosi interessano qualsiasi rilievo montuoso in equilibrio instabile (a prescindere dalla quota topografica o dalla latitudine) in qualsiasi periodo dell’anno (anche se tendenzialmente si manifestano prevalentemente in autunno o in primavera). Sono, pertanto, questi ultimi i principali agenti modellanti che agiscono sul paesaggio montano (ma anche collinare) di qualsiasi regione della Terra.

Il territorio italiano è costituito per più di tre quarti da zone collinari (41,6% del territorio) e montuose (35,2%) e soltanto il 23,2% del nostro Paese può essere attribuito ad aree di pianura. Ne consegue che la pericolosità da frana è uno dei più importanti fattori di rischio naturale col quale noi Italiani dobbiamo convivere. Infatti, l’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (Progetto IFFI – realizzato dal Servizio Geologico d’Italia-Dipartimento Difesa del Suolo dell’ISPRA e dalle Regioni e Province Autonome) ha censito 614.799 frane per un’area di circa 23.000 km2, pari al 7,5% del territorio nazionale.

Le diverse tipologie di frana, che vanno dai fenomeni di crollo a quelli per scivolamento fino a quelli per colamento (in Italia tristemente noti per via degli eventi di Sarno), si manifestano al concorrere di cause predisponenti (o strutturali) e scatenanti (od occasionali). Le prime sono connesse a fattori intrinseci di instabilità (geologici, morfologici, idrogeologici), quali forma e dimensione dei corpi geologici, tipi litologici, stato di fratturazione, presenza e orientazione di superfici di discontinuità, alterazione delle rocce, grado di permeabilità, pendenza dei versanti, che risultano caratteristici di un versante e rimangono invariati nel corso del tempo. Le altre agiscono su un pendio intrinsecamente “indebolito” determinando l’alterazione degli equilibri naturali e sono così definite perché innescano il movimento franoso (intense precipitazioni, attività sismica, azione delle acque superficiali e profonde, e non ultima l’attività antropica).

I movimenti franosi, quindi, si verificano in una determinata area per effetto della concomitanza di diversi fattori sfavorevoli alla stabilità di un versante. Tenendo conto che la maggior parte delle frane si sviluppa in tempi troppo brevi per poter intervenire mentre il fenomeno è in corso, appare evidente che, in una corretta analisi previsionale del “rischio frana”, la determinazione e il controllo di tali fattori aiuta a mitigare il danno all’uomo generato dal ripetersi di tali eventi.

Analizzando quanto accaduto in centro Italia nelle ultime settimane, il ritorno dell’inverno associato a condizioni meteorologiche estreme ha messo sotto i riflettori, come avviene oramai da anni, la vulnerabilità del territorio e l’accadimento di catastrofi naturali.

Le temperature polari registrate e le abbondanti nevicate hanno messo in ginocchio le regioni dell’Italia centrale, quelle purtroppo già violentemente colpite dagli ultimi eventi sismici del 24 Agosto e del 26 Ottobre 2016.

Il peggio però doveva ancora arrivare. Peggio inteso come discussioni, senza fine, soprattutto grazie alla cassa di risonanza dei media, su chi siano i responsabili per le 29 vittime dell’albergo Rigopiano: la Protezione Civile? L’autorità, intesa soprattutto come prefettura, che non ha compreso quanto stesse avvenendo? I proprietari dell’albergo insieme a coloro che hanno concesso i permessi e probabilmente non hanno realmente controllato il sito? Gli esperti che non hanno fatto con coscienza una relazione tecnica prima della costruzione dell’albergo?

Analizzando il poco che si sa, ed è veramente poco, la protezione civile e la prefettura non hanno alcuna responsabilità. L’informativa (l’allarme dato via mail/fax e poi via telefono) sulla situazione dell’albergo, era solo e soltanto legata all’impossibilità dei clienti di lasciare l’albergo. Le strade erano coperte da diversi metri di neve ed impraticabili. E’ ovvio che la priorità dovesse andare a tutti quei casolari isolati da giorni e senza più viveri o gasolio per riscaldarsi. Non si poteva dare la priorità all’albergo solo perché isolato, avendo a disposizione viveri e gasolio. La slavina non era e non è mai stata presa in esame, né da chi stava in albergo, né da quelli che avrebbero dovuto rendere agibile la strada ed evacuare i clienti dell’albergo.

Solo e soltanto su questo si deve discutere per quanto riguarda i soccorsi.

Al contrario è piuttosto banale, anche per un non esperto, capire che l’albergo era costruito in una posizione sicuramente bellissima ma certamente infelice, posto ai piedi di un canalone, evidenziando “de facto” il vero target di una qualunque possibile frana e/o valanga. E’ anche singolare, ma anche tipicamente Italiano, che solo dopo la slavina si venga a sapere che l’albergo era costruito su detriti di possibili frane avvenute in tempi storici. Altrettanto “casualmente” si registra su www.cronachemaceratesi.it che forse, la presenza di alberi molto giovani lungo il canalone potrebbero essere evidenza di “recenti” slavine … ma anche di frane aggiungiamo noi.

E’ necessario comunque fare un altro distinguo. La slavina non ha niente a che vedere con le frane avvenute in precedenza. Infatti, la slavina parte da grandi volumi di neve fresca non stabilizzata caduta in maniera anomala, non mobilizza il substrato, ma solo quanto trova sul suo percorso, quindi in superficie, prima di arrivare a valle. E’ possibile dunque determinare che un’area può essere soggetta a frane, è molto più complesso farlo per una slavina, nel caso non si abbiano dati storici. Per l’albergo non se ne avevano, e dunque il primo evento è stato anche l’ultimo e l’albergo non esiste oramai più. I due disastri non sono collegabili se non in maniera puramente casuale.

Sembra invece doveroso, ringraziare la protezione civile (ci è invidiata nel mondo per le sue capacità) e le autorità che non hanno smesso di prodigarsi per la popolazione allo stremo. Non solo in questa occasione, SEMPRE. Al contrario sarebbe da paese civile porre rimedio ai tanti abusi edilizi che costellano il nostro territorio, da sud a nord, e mettere mano una volta per tutte alla messa in sicurezza di quelle aree soggette frequentemente a disastri naturali.

Questo darebbe finalmente al paese uno status diverso, non dovremmo piangere sempre vittime innocenti, faremmo meno dietrologia e si potrebbero creare, tanto per cambiare, nuovi posti di lavoro per giovani laureati.

Un cambiamento epocale che ci aspettiamo da tempo ma che continua colpevolmente a tardare.

 

Approfondimento di Maurizio SIRNA e Dario TEDESCO - Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali Biologiche e Farmaceutiche

 

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di Rosa Granato, laureata in Design per l'innovazione @Università della Campania

 

 

 

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Ci preme sottolineare il disappunto per alcuni contenuti dell'articolo pubblicato dal Sole 24 Ore in data 2 gennaio 207 e relativo alla graduatoria degli Atenei italiani. In riferimento in particolare alla "classifica parziale sulla ricerca" riportata nell'articolo, i parametri utilizzati fanno riferimento a dati Anvur risalenti alla Vqr 2004-2010, mentre sarebbe stato sicuramente più opportuno attendere la pubblicazione della Vqr 2011-2014 prevista peraltro per la fine di gennaio, anche alla luce di quanto ufficializzato dalla stessa Agenzia nazionale di valutazione con comunicato del 19 dicembre 2016 in merito al divario sempre più ridotto rispetto al passato tra gli atenei italiani in termini di qualità della ricerca e di miglioramento nella qualità del reclutamento della docenza e che ha avuto come riscontro un considerevole incremento della quota premiale del Ffo per molte università del Sud Italia. Anche in riferimento agli indicatori relativi alla didattica si evidenzia che:

  • l'indicatore "Occupazione" penalizza le università meridionali che operano in un territorio certamente in difficoltà da questo punto di vista a prescindere dalla qualità della formazione impartita;
  • l'indicatore "Borse di studio" dipende dalle politiche di sostegno allo studio realizzate anche da altre istituzioni (in particolare le Regioni) e quindi non è certamente un indicatore in grado di misurare la qualità del lavoro svolto dalle università;
  • l'indicatore "Attrattività" misura la percentuale di studenti provenienti da altre regioni e quindi è pesantemente condizionato dall'ubicazione geografica del relativo ateneo.

Pertanto la pubblicazione ditale graduatoria, che posiziona la maggior parte delle università del Mezzogiorno ancora negli ultimi posti, sulla base della scelta di tali dati che non tengono conto del reale miglioramento in termini di qualità della didattica e della ricerca, potrebbe determinare un allontanamento degli stessi studenti che potrebbero abbandonare gli atenei delle regioni di origine. Alla luce di quanto predetto e dei dati Anvur a breve pubblicati, auspichiamo la possibilità di rielaborare una nuova e più realistica graduatoria.

Giuseppe Paolisso Rettore Università della Campania Luigi Vanvitelli
Gaetano Manfredi Rettore Università di Napoli Federico II
Pietro Navarra Rettore dell'Università di Messina
Elda Morlicchio Rettrice Università di Napoli L'Orientale
Fabrizio Micari Rettore Università di Palermo
Lucio D'Alessandro Rettore Università Suor Orsola Benincasa
Antonio Uricchio Rettore Università di Bari
Filippo De Rossi Rettore Università del Sannio

 

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La classifica delle università, pubblicata dal Sole24Ore, boccia gli atenei della Campania, relegati nella parte bassa della classifica generale. Eppure i riconoscimenti ottenuti con la Vqr, la valutazione della ricerca effettuata dall’Anvur, l’Agenzia nazionale preposta a questo compito, e i conseguenti aumenti per gli atenei campani della quota premiale del Fondo di finanziamento ordinario avevano finalmente diffuso un’immagine positiva agli atenei della regione e restituito orgoglio e fiducia a rettori e professori. A maggior ragione è apparso del tutto incomprensibile il focus pubblicato sul Sole 24Ore, che di questi risultati positivi non tiene conto. 

Leggi l'articolo sul Corriere del Mezzogiorno

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Thomas Jefferson fu architetto, avvocato, politico e filosofo del diritto. La sua figura di illuminista cosmopolita ha molte facce: quella di architetto, che influì anche sulle vicende costruttive della Casa Bianca e portò alla costruzione della leggendaria villa di Monticello in Virginia; quella di avvocato, che lo portò a riflettere quotidianamente sugli effetti dell’esercizio del diritto sul destino delle persone; e quella di filosofo del diritto, profondamente influenzata dai pensatori inglesi del XVII secolo e dall’illuminista italiano Cesare Beccaria. Tra gli aspetti che lo contraddistinguono come pensatore del diritto e dei suoi effetti sull’azione sociale c’è la sua riflessione sul secondo emendamento, e cioè sulla libertà di portare armi da parte di milizie “ben regolate”.

Il secondo emendamento garantisce il diritto di possedere armi; se tale diritto sia esteso ai privati cittadini o solo alle milizie statali è stato oggetto di un lungo dibattito. Varie corti hanno interpretato il suo significato in diversi casi sin dal 1900. Tuttavia nel luglio del 2008 la Corte suprema degli Stati Uniti ha riconosciuto il diritto dei cittadini di possedere armi, dichiarando incostituzionale la legge del distretto di Columbia che ne vietava il possesso ai residenti. È così stabilito il diritto individuale dei cittadini americani ad essere armati annullando la legge che da trentadue anni proibiva di tenere in casa una pistola per difesa personale nella città di Washington. La sentenza ha fornito un'interpretazione definitiva al secondo emendamento della Costituzione che dal 1791 sancisce il diritto di portare le armi. In tal modo è stato riconosciuto un diritto inviolabile al pari di quello al voto e della libertà di espressione.

Jefferson non postulò questo sviluppo; ritenne che le armi si dovessero dare solo a “ben regolate milizie” per la difesa comune. David Thomas Konig, Professore alla Washington University of Saint Louis, ha studiato la traiettoria intellettuale di Jefferson nel campo dell’architettura e del diritto. Nella sua conferenza, prevista per giovedì 1 dicembre presso l'Aulario del Dipartimento di Lettere e Beni Culturali e Giurisprudenza toccherà tutti questi aspetti della personalità di Jefferson, mostrando quanto nella progettazione della sua villa di Monticello Jefferson avesse una concezione chiara delle funzioni dell’architettura; in seguito tratterà del percorso di Jefferson come avvocato e come legislatore; poi affronterà soprattutto la questione della diffusione delle armi ad uso individuale come la inquadrò Jefferson non solo come legislatore, ma anche come educatore e fondatore del Campus universitario della Virginia. Nel corso del dibattito con Konig si discuterà sul tema delle radici illuministiche di Jefferson, del suo rapporto con il pensiero di Cesare Beccaria e dell’attualità del suo approccio al tema della presenza delle armi da fuoco nella società americana e altrove. Assume una profonda attualità, anche per il pubblico degli studenti che assisteranno all’incontro, porre in evidenza il tema della legalizzazione dell’uso di strumenti di violenza e di offesa nella società contemporanea.

Sarà possibile seguire la diretta streaming dell'evento.

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 immigrati

Hanno tra i 18 e i 40 anni, sono giunti in Italia da molto lontano, impiegando giorni, mesi, anni ed hanno deciso di condividere la loro storia.
Sono 11 migranti del Centro sociale Ex Canapificio di Caserta/SPRAR, i cui racconti sono stati inseriti all’interno di un percorso interattivo dal Dipartimento di Studi Politici “Jean Monnet” della Sun sul tema della migrazione, delle mappe e dell’appartenenza nell’ambito della regione del Mediterraneo.  Il progetto è nato con l'intento di far conoscere i migranti in maniera differente e in chiave umanitaria, attraverso frammenti delle loro storie, con lo scopo di entrare in contatto con una realtà fisicamente vicina ma mentalmente distante, ponendo le basi per un'accoglienza diversa.

I risultati del progetto, di grande successo, sono stati raccontati da Maria Teresa Franco, studentessa del Corso di Scienze Politiche presso il Dipartimento di Studi Politici, per la rivista dell’Università di Pyatigorsk.

Hanno partecipato all’iniziativa gli studenti del Laboratorio “Migrazioni Territorio e Intercultura” – curato dal docente Antonio d’Angiò nell’ambito dell’insegnamento corso di laurea in Comunicazione interculturale attivo al Dipartimento –  che hanno preparato reportages fotografici, interviste a migranti, rifugiati e richiedenti asilo, nonché a vittime di tratta. Il progetto intende essere la base per l’ampliamento dei Laboratori in materia di migrazioni destinati agli studenti delle Lauree Triennali e Magistrali del Dipartimento ed è la base per la creazione di un Osservatorio Permanente sulle migrazioni all’interno del Dipartimento di Scienze Politiche “Jean Monnet”, che produca studi sul fenomeno delle migrazioni da diversi punti di vista: politico, sociologico, socio-economico, culturale.

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